08/03/2007

Cecità

Posted in Acquisti, Cultura, Improbabilità, Lettura, Libri, Recensioni a 18:46:11 di JhacK

Mentre tornavo a casa in autobus ho terminato di leggere “Cecità“, di José Saramago (it.Wikipedia.org, en.Wikipedia.org).

Scendo dal bus e, nemmeno a farlo apposta, trovo un libro “liberato” sulla panchina della pensilina: si tratta di “L’Assassinio di Rudolf Hess” di Hugh Thomas (). Diversamente da quello che mi aspettavo, non appartiene al circuito di BookCrossing, ma ad una versione molto più “casereccia”, ovvero Librovagabondo, che fa capo ad un sito il cui solo nome di dominio mi fa capire che sia un’iniziativa nata a Bologna. Purtroppo, differentemente da BookCrossing, non c’è modo di tracciare il percorso compiuto dal libro stesso e viene proposta una cosa abominevole:

All’interno del volume (a bordo pagina, negli spazi bianchi), chi vorrà, potrà scrivere alcune cose (nome o pseudonimo, data e luogo del ritrovamento, qualche curiosità, commento o messaggio, ecc.) così da creare il “diario di viaggio” del libro, scritto sul libro stesso, diventando un libro nel libro.

La precedente lettrice del libro ha preso la palla al balzo e ha scritto nella prima pagina, grrr!!! Curiosamente, il suo nome è anche quello di una delle due “muse” ispiratrici dell’iniziativa.

Sinceramente l’argomento di cui tratta non mi interessa per nulla, quindi credo che lo libererò al più presto.

Ma ora torniamo alla recensione di “Cecità”!!!

Prima di tutto, la classica introduzione presa direttamente dal libro:

In una città qualunque, di un paese qualunque, un guidatore sta fermo al semaforo in attesa del verde quando si accorge di perdere la vista. All’inizio pensa si tratti di un disturbo passeggero, ma non è cosí. Gli viene diagnosticata una cecità dovuta a una malattia sconosciuta: un «mal bianco» che avvolge la sua vittima in un candore luminoso, simile a un mare di latte. Non si tratta di un caso isolato: è l’inizio di un’epidemia che colpisce progressivamente tutta la città, e l’intero paese. I ciechi, rinchiusi in un ex manicomio e costretti a vivere nel piú totale abbrutimento da chi non è stato ancora contagiato, «scoprono – come ha scritto Cesare Segre – su se stessi e in se stessi, la repressione sanguinosa e l’ipocrisia del potere, la sopraffazione, il ricatto e, peggio di tutto, l’indifferenza». Saramago denuncia con intensità di immagini e durezza di accenti la notte dell’etica in cui siamo sprofondati. E, paradossalmente, è proprio il mondo delle ombre a rivelare molte cose sul mondo che credevamo di vedere.

saramagocecita.gif

Un libro crudo che descrive senza mezzi termini i rapporti umani all’interno di un gruppo di ciechi, tra gruppi di ciechi e, in principio, tra chi era ancora dotato di vista e i ciechi stessi, mantenuti isolati in un ex-manicomio e trattati quasi come animali. I personaggi del romanzo rimangono del tutto anonimi, ma vi si fa riferimento con locuzioni come: il primo cieco, il medico, la moglie del medico, la ragazza con gli occhiali scuri, il bambino strabico, il vecchio con la benda nera, il cane delle lacrime, ecc.

La cecità porta alla lotta per la sopravvivenza, con la conseguente escalation di violenza e soprusi. Inoltre, la condizione in cui si trovano i personaggi porta alcuni a perdere del tutto l’etica e la dignità, sfociando in comportamenti animaleschi, aggravati dalla presenza del “branco”.

La cecità non è altro che una metafora dell’indifferenza umana: “La cecità di cui parlo in questo libro in realtà non esiste, è metaforica. A me interessano gli uomini che si comportano da ciechi. Volevo raccontare la difficoltà che abbiamo a comportarci come esseri razionali, collocando un gruppo umano in una situazione di crisi assoluta. La privazione della vista è in un certo senso la privazione della ragione […]. Quello che racconto in questo libro sta succedendo in qualunque parte del mondo in questo momento.
Per quanto riguarda la composizione del testo, non vi è praticamente punteggiatura: se non erro, i soli segni di interpunzione sono i punti e le virgole. Inoltre l’autore ha scelto di non utilizzare punti interrogativi e virgolette a delimitare i discorsi diretti. Rende la lettura più scorrevole, da un certo punto di vista, ma in certi punti poco chiara al primo colpo.

Una caratteristica strana della traduzione è l’utilizzo di accenti acuti quasi dappertutto, in parole come “così”, “più”, “lì” (qui scritte correttamente con accenti gravi). È forse una tradizione dell’Einaudi?

Informazioni sul libro:

Titolo Originale Ensaio sobre a Cegueira
Editore Einaudi
Anno di prima pubblicazione 1955
Collana Tascabili scrittori
Pagine 316
Legatura brossura
Prezzo € 11,00
ISBN 8806172999
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